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Chi sopravviverà davvero all'IA (e perché)

di Miguel Scordamaglia
Torino, febbraio 2026

“Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente. È quella più adattabile al cambiamento.” — Charles Darwin

C'era una volta il salumiere.
Non quel tipo generico con il grembiule bianco e la macchinetta per affettare. Parlo di quello vero: quello che andava di persona a scegliere l'animale, che ti faceva assaggiare il prosciutto prima di comprarlo, che conosceva le tue abitudini, i tuoi gusti, il fatto che la signora Rossi preferiva il cotto al pistacchio e il signor Bianchi voleva sempre la bresaola tagliata spessa.

Poi è arrivato il supermercato.

E noi — proprio noi, con le nostre scarpe, con il nostro libero arbitrio — abbiamo scelto il supermercato. Non perché il salumiere fosse cattivo. Ma perché era più comodo, più veloce, più economico. E così, mattone dopo mattone, abbiamo costruito la stessa tomba che oggi temiamo per i lavori del futuro.

L'intelligenza artificiale non è il problema. È lo specchio.

La domanda sbagliata

In questi mesi sento ovunque la stessa domanda: “L'IA ci ruberà il lavoro?”

È una domanda legittima. Ma è la domanda sbagliata.

È come chiedere, nel 1995, se internet avrebbe ucciso i giornali. La risposta corretta non era né sì né no. Era: dipende da che giornale, da che giornalista, da che valore stai davvero offrendo.

Quelli che sono sopravvissuti — e alcuni prosperano ancora — non sono quelli che hanno resistito a internet. Sono quelli che hanno capito prima degli altri che il loro valore non stava nella distribuzione dell'informazione, ma nella capacità di interpretarla, contestualizzarla, renderla umana.

Lo stesso vale oggi. E lo stesso varrà domani.

Quello che l'IA fa meglio di te (sii onesto)

Partiamo da un esercizio di onestà che fa un po' male.

L'IA, già oggi, fa meglio di te alcune cose. Produce report in secondi. Risponde alle mail alle tre di notte. Non si stufa, non si distrae, non chiede aumenti. Analizza migliaia di dati senza sbuffare.

Se il tuo lavoro consiste principalmente in queste cose — ripetizione, aggregazione, distribuzione di informazioni standard — allora sì, hai un problema reale. Non domani. Ma hai un problema.

La buona notizia è che quasi nessun lavoro consiste solo in queste cose. La cattiva notizia è che quasi nessuno di noi ha fatto l'inventario serio di quante ore della sua giornata sono fatte di esattamente queste cose.

Fallo. È scomodo ma utile.

Chi sopravvive (e perché)

Ho una teoria, e la chiamo la teoria dei tre strati.

Il primo stratoè quello delle mani. Chi sa fare cose fisiche, nel mondo fisico, con competenza artigiana. L'idraulico, il chirurgo, il falegname, il cuoco che inventa piatti nuovi. L'IA non impugna ancora un cacciavite. Non sente ancora l'odore del pane appena sfornato. Non ha ancora le dita per costruire qualcosa di unico, di irripetibile, di fatto apposta per te.

Il secondo stratoè quello del giudizio. Chi sa prendere decisioni in contesti ambigui, con informazioni incomplete, dove la risposta giusta non esiste — esiste solo la risposta più responsabile in quel momento, per quella persona, con quella storia. Il medico che ascolta davvero. L'avvocato che capisce prima ancora che tu abbia finito di parlare. Il consulente che ti dice la verità anche quando non è quella che vuoi sentire. L'IA può raccogliere dati, ma il giudizio umano — quello che tiene insieme etica, esperienza e contesto — è un'altra cosa.

Il terzo stratoè quello della relazione autentica. Non la stretta di mano come rito scaramantico, non il sorriso da catalogo. La relazione vera: quella in cui l'altro sente che sei lì per lui, non per la commissione, non per il budget, non per il trimestrale. Questa è l'unica cosa che l'IA non può simulare abbastanza a lungo da reggere alla prova del tempo. Può iniziare la conversazione. Non può costruire la fiducia.

Il nodo vero: le storture

C'è però un punto che vale la pena dire ad alta voce, anche se fa un po' di rumore.

L'IA non sta uccidendo i lavori. Sta uccidendo le storture.

Sta uccidendo il modello del consulente finanziario che vende ciò che gli conviene invece di ciò che ti serve. Sta uccidendo il magazzino umano che fa la stessa cosa di un robot ma con il 30% di errori in più. Sta uccidendo la banca che ti tratta come un numero di conto e poi si stupisce se vai altrove.

In questo senso, l'IA è una specie di selezione naturale accelerata. Sopravvivono i più autentici, i più specifici, i più difficili da sostituire perché hanno costruito qualcosa che non si replica con un modello linguistico.

Cosa fare, concretamente

Non chiudersi a riccio. Non aspettare che “passi”. Non sperare che la regolamentazione metta il freno.

Invece: capire dove sei nei tre strati. Investire sul giudizio: leggi, studia, allenati a ragionare in condizioni di incertezza. Costruisci relazioni vere, non reti di contatti. Usa l'IA come si usa un bravo assistente: dandogli i compiti giusti, tenendoti le decisioni.

E, se sei ancora nel mezzo, né artigiano con le mani, né consigliere di fiducia, né costruttore di relazioni autentiche, questo è il momento per scegliere in quale direzione vuoi andare.

Il centro commerciale ha vinto. Ma il salumiere di qualità, quello vero, quello che sa fare una cosa sola meglio di chiunque altro, non è mai sparito davvero.

Ha solo alzato il prezzo. Giustamente.

Miguel Scordamaglia è dottore commercialista e coach a Torino.