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Dal funnel al tunnel
Quando la formazione costruisce dipendenza e nuovi bisogni
di Miguel Scordamaglia
Roma, 18 agosto 2026
L’ingresso sembra innocuo
Un test della personalità. Una giornata gratuita. Una consulenza introduttiva. Un incontro tra imprenditori. Una promessa semplice: capire meglio se stessi, migliorare l’azienda, imparare a vendere, guidare le persone, superare un blocco.
Non c’è nulla di strano. Il marketing funziona così. Un contenuto gratuito avvicina, un primo servizio crea fiducia, una proposta conduce all’acquisto. Si chiama funnel: un imbuto commerciale che trasforma un contatto in cliente.
Il problema nasce quando il funnel non termina con la vendita, ma continua a produrre nuovi bisogni. Dopo il test arrivano il corso base, quello avanzato, la consulenza, la comunità, il network, la partnership. A un certo punto il cliente non compra più soltanto formazione: entra in un ambiente che interpreta i suoi problemi e indica il passo successivo.
Il funnel ha cambiato forma. È diventato un tunnel: semplice da imboccare, molto più difficile da abbandonare.
Il test che crea il problema
Un test serio dovrebbe usare criteri trasparenti, limiti dichiarati e risultati verificabili. Dovrebbe aiutare a comprendere, non a trasformare ogni fragilità in un prodotto da vendere.
Nei sistemi commerciali ad alto controllo accade spesso il contrario. Il test assume un’autorità quasi assoluta. Non descrive soltanto alcuni comportamenti, ma pretende di spiegare chi sei, perché non ottieni risultati e che cosa ti impedisce di crescere.
La restituzione crea una distanza tra la persona reale e quella che potrebbe diventare. Basta che emerga una carenza decisiva: poca leadership, scarsa determinazione, difficoltà nel comunicare o resistenza al cambiamento.
A quel punto lo stesso soggetto che ha individuato il problema propone la soluzione, interpreta il risultato, stabilisce il percorso e vende il corso necessario a colmare la distanza.
Prima ti mostrano che non sei ancora all’altezza. Poi ti vendono la scala. Un gradino alla volta.
Dalla destabilizzazione all’abbraccio
Alla critica segue spesso l’accoglienza. La persona viene circondata da entusiasmo, attenzione e approvazione. Incontra persone energiche, sorridenti, apparentemente risolte. Tutti sembrano avere una direzione, un linguaggio comune e una fiducia contagiosa.
È ciò che viene definito love bombing: una concentrazione intensa di riconoscimento e appartenenza che accelera la fiducia e abbassa le difese. Non serve immaginare un piano cinico. Molti partecipanti possono essere sinceri e convinti di aiutare.
Il meccanismo non cambia. La persona viene prima resa insicura e poi accolta da chi offre una via d’uscita. Il gruppo non appare più come un fornitore, ma come il luogo nel quale finalmente ci si sente capiti.
La formazione diventa anche appartenenza. E l’appartenenza, quando entra nel processo di vendita, modifica la libertà del cliente.
Il corso successivo
Ogni corso promette un avanzamento, ma lascia aperto un nuovo problema.
Hai imparato a vendere, ma non sai guidare. Hai imparato a guidare, ma devi lavorare su te stesso. Hai lavorato su te stesso, ma non hai ancora la mentalità giusta. Hai acquisito la mentalità, ma ora devi entrare nel network. Sei entrato nel network, ma per crescere devi diventare consulente, partner o formatore.
Non esiste un punto naturale di completamento. Esiste sempre un livello successivo.
La promessa iniziale era migliorare un aspetto dell’impresa. Il percorso finisce per occupare lavoro, relazioni, identità professionale e autostima. Anche il dubbio può essere reinterpretato come paura, resistenza o incapacità di uscire dalla propria zona di comfort.
In questo modo il sistema si protegge. Se il corso funziona, il merito è del metodo. Se non funziona, la responsabilità ricade sulla persona, che non si è impegnata abbastanza o non ha ancora completato il percorso.
Il metodo diventa difficile da confutare perché ogni risultato lo conferma e ogni insuccesso genera un nuovo corso.
Dal cliente al venditore
Il passaggio più potente avviene quando il cliente può diventare collaboratore, consulente, partner o venditore dello stesso sistema.
In apparenza è un’opportunità: la formazione produce reddito, un ruolo e nuovi clienti. Ma proprio qui il legame cambia natura.
Il partecipante non deve più valutare soltanto se i corsi valgano il prezzo. Deve proteggere il denaro investito, il reddito ricavato dalla rete, i clienti portati, la reputazione e l’identità professionale.
Per continuare a restare deve guadagnare. Per continuare a guadagnare deve restare.
Non è più soltanto cliente del sistema. Diventa una parte del sistema che finanzia la propria permanenza.
La dipendenza si presenta come opportunità. Più cresce il coinvolgimento, più diventa difficile separare ciò che si pensa da ciò che si ha bisogno di credere per difendere le proprie scelte.
Il costo sommerso
Quando abbiamo investito molto, tendiamo a continuare anche se i risultati deludono. È il meccanismo dei costi sommersi: tempo, denaro e relazioni già spesi pesano sulle decisioni future.
Uscire può significare ammettere che alcuni corsi non valevano il prezzo, che certe promesse erano eccessive o che abbiamo coinvolto altre persone. Può significare anche perdere reddito, contatti e identità professionale.
Nessuno chiude materialmente la porta. La libertà formale rimane. Ma l’uscita diventa economicamente, socialmente e psicologicamente costosa.
È qui che il funnel diventa davvero un tunnel.
Non serve il lavaggio del cervello da film
L’espressione “lavaggio del cervello” evoca minacce, ipnosi e stanze chiuse. Nella maggior parte dei casi non serve nulla di così teatrale.
Il condizionamento può essere graduale: entusiasmo, confessione delle fragilità, diagnosi negativa, promessa di trasformazione, investimento crescente. Poi arrivano una nuova identità, nuove relazioni e, talvolta, un reddito legato alla permanenza.
La persona continua formalmente a scegliere. Ma il sistema modifica progressivamente le condizioni dentro le quali sceglie.
Le informazioni critiche vengono svalutate. Chi esce può essere descritto come ingrato, poco disciplinato o incapace di applicare il metodo. I successi vengono celebrati; gli insuccessi attribuiti alla persona.
Non occorre togliere a qualcuno la capacità di pensare. È sufficiente rendere sempre più costoso pensare diversamente.
Non ogni corso è una setta
Non ogni corso costoso è manipolativo, non ogni network è una setta e non ogni entusiasmo è love bombing. La formazione può essere utile e persino molto costosa senza essere abusiva.
Il problema emerge quando gli elementi si sommano: un test proprietario individua carenze; lo stesso soggetto vende la soluzione; il percorso non ha un termine; il gruppo diventa identità; il reddito dipende dalla permanenza; l’uscita comporta perdite economiche e relazionali.
A quel punto non siamo più davanti a una semplice strategia commerciale aggressiva. Siamo davanti a un sistema ad alto controllo, capace di produrre dipendenza senza doverla dichiarare.
Le domande da fare
Prima di entrare conviene porre alcune domande semplici.
Il test è validato indipendentemente? Chi lo interpreta possiede competenze verificabili? Il prezzo complessivo viene dichiarato subito? Il percorso ha una conclusione? Si può rifiutare il corso successivo senza pressioni? Le critiche vengono discusse o attribuite ai limiti di chi le formula? Il guadagno dipende dalla vendita del sistema ad altri? È possibile uscire senza perdere relazioni e clienti?
Le risposte contano più delle testimonianze entusiaste.
Il confine decisivo
Un funnel sano conduce a un prodotto. Un tunnel ad alto controllo conduce a una dipendenza.
La differenza non sta nel prezzo del corso, nella qualità dell’aula o nel carisma del formatore. Sta nella libertà che rimane alla persona mentre procede.
La buona formazione aumenta l’autonomia. Offre strumenti, rafforza il giudizio e, a un certo punto, rende meno dipendenti da chi l’ha fornita.
Un sistema manipolativo fa l’opposto. Convince che per crescere sia necessario restare, che per restare occorra continuare a investire e che ogni dubbio dimostri quanto si abbia ancora bisogno del metodo.
Il primo accompagna verso l’uscita. Il secondo fa credere che l’uscita sia un fallimento.